Ed il pesce grande mangia sempre quello piccolo
Dec 12th, 2008 by VioliniDistanti
c’era una volta un bambino
camminava lungo un selciato, giocando con un ramoscello di legno
camminava con il nasino in su e disegnava sulle forme delle nuvole, le forme dei suoi sogni
quel bambino è cresciuto, ed ora il suo viso è rivolto ai pensieri, leggeri e morbidi come quelle nuvole lontane nel tempo, e con il dito ripercorre i lineamenti di una donna che non avrà mai, che non lo avrà mai
giusto il tempo di vederla svanire, come se mai fosse esistita, smossa e portata via dalla brezza di un autunno strano
inusuale nei colori, malato, quasi blasfemo negli umori
il sapore fielico mi ricorda che io appartengo ad un altro mondo, ed il sorriso sboccia mentre l’ultima lacrima solca fiera il viso, sicura che mai nessuno la vedrà abbandonare per sempre i miei occhi innocenti e feriti
rimembranza stanca di quelle perle verdi, spancate di gioiosa meraviglia verso un cielo infinito e blu
e già, mi par di sentire i miei passi piccoli su quel selciato, quel senso di bruciore sulle ginocchiette sbucciate
come vorrei tornare indietro, scordarmi ciò che ho imparato su questo mondo, tornare nel mio, fatto di spensierata innocenza, quando ancora non sapevo, di essere l’ultimo della specie.
Tremano i miei polsi, mentre, seduto da solo in un angolo, le mani toccano i monconi nella schiena, quasi incredule se non fosse per l’espressione di dolore e di tristezza che piega il mio volto
li toccano, ne assaporano le forme con paziente calma, sfiorandoli appena poichè dolgono come il primissimo istante quando persi le ali..
Angel
