Fermo
Feb 18th, 2007 by VioliniDistanti
Alzo la destra.
e son dentro.
Il buio della notte, caldo e denso, soffiava con il vento rincorrendosi e nascondendosi alla mia coscienza.
Una vecchia passava di li, stanca, tremavano le sue gambe.
Negli occhi, sulla pelle , mille dolori, mille storie e forse più, lacrime, amare, salate, han scavato nella sua resistenza come fiumi che, lentamente, portan via il ciottolame inutile, sino alla foce del mare.
Mi ha sorriso, genuina e provata, per poi tornare alla sua espressione natale, quel misto di tristezza e malinconia di chi vorrebbe spegnersi, magari nel vento di questa strana notte.
Si è avvicinata a me, mentre io rimanevo stranamente silente. come ipnoticamente stupito dal suo carisma, rispettoso del suo esser prossima alla fine. aveva il fascino, la forza e la bellezza di un tramonto.
Cosa puoi dire in questi momenti, se non aprire il cuore e tacere. niente altro rimane.
Mi ha preso la mano tra le sue, e tremavano.. raggrinzite, consumate come frutti avvizziti al sole. E nel suo tocco ho sentito me, ho tremato all’unisono spalancando gli occhi, cercando ora i suoi, acquosi e distanti, ma caldi e sereni, era il mio modo per chiedere ‘perché’
lei capì, perché sorrise ancora, come se annuisse a qualcuno troppo piccolo per abbracciar la giusta risposta, era un sorriso materno, di protezione.
Lei, cosi piccola e curva, ai miei occhi ora un gigante capace di sovrastare l’orizzonte, di prendere il mio mondo per metterlo al sicuro, sul suo petto.
Fu cosi che mi salutò, prima di spegnersi, la mia anima.
