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ferito

Di nuovo in corsa

Una vita passata senza fermarmi, saltando più in alto, correndo più veloce, nel vano tentativo di lasciar dietro i miei pensieri

Ma son sempre stati più veloci delle mie gambe, han gridato e pianto più forte della mia musica ed hanno riempito il cielo

 

E di nuovo sento la terra tremare sotto i miei piedi

 

Salto

 

Ma non si spiegano (le mie ali)

Io non le sento (le mie ali)

Non si aprono per spingermi verso l’alto

Non si sono mai aperte, dannate

Mentre corro stringo i pugni ed i denti al punto da ferirmi;

chi mi ha incastrato in questo meccanismo assurdo? Ho voglia di romperlo, ma non ne ho la forza.

Forse sarebbe più facile chiudere gli occhi e lasciarsi inghiottire, se la mia stessa natura lo consentisse

Il ritorno

Ho perso l’anima, la fiducia, la speranza

ed il cielo sa cos’altro.

Ogni risveglio è sempre più vuoto, privato di senso. Andare avanti è procedere d’ inerzia, come respirare senza volontà alcuna, tramite una macchina che soffia la vita in un corpo stanco, non più presente.

Una sola certezza:

questo è sempre meno il mio mondo.

Ha ospitato i miei vagiti, i miei respiri, tutti i miei pianti e, talvolta, anche l’eco dei miei sorrisi ha brillato e spiccato il volo sbocciando, per poi cadere esanime in fronte ai miei piedi.

Solo un amore vero, intenso e grande più di ogni altra cosa, ha scaldato come un incendio accecante e profumato, il mio cuore.

Ti Amo Padre mio e di tutti.

Se mi guardo intorno vedo solo macerie, persone che si arrampicano su vecchie cattedrali in rovina, chi mugolando, chi urlando in maniera straziante;

io sto, immobile, davanti a loro.

Quando ho cercato di salvare qualcuno, la sua pelle ha bruciato la mia. L’ha disidratata, privata del sangue, nella disperata ricerca di nutrimento.

Sto in piedi e guardo il mondo davanti a me, eppure l’unica cosa che riesco a percepire è quanto io non gli appartenga.

Sto in piedi, le mani abbandonate ai fianchi, come appendici oramai inutili, solo gli occhi tradiscono movimento, posandosi tutt’intorno.

Sul viso non c’è emozione mentre dietro ad esso, nelle pieghe più profonde e nascoste dell’anima, il verme mostruoso e famelico della delusione, dell’autocoscienza e del dolore, divora ingordo ed inarrestabile le patetiche briciole residuo dei sogni infranti, mai nati e futuri.

Gli occhi, tristi e fermi, osservano la polvere sollevata e condotta dal vento. E la pelle cambia colore, sostanza e consistenza. Sono solo.

La sento crepitare, assumendo natura marmorea ed inanimata. Che senso può avere stare in un mondo che non è il mio?

Nulla ha veramente importanza. Continuerò ad essere me stesso, in un altroquando in un altrodove, anche se nessuno potrà vedere ancora dietro i miei occhi. O sfiorare la mia pelle.

La verità si mostra innanzi, davvero son l’ultimo della specie.

Ora andate, piangete, senza me.

Ridete, senza me.

Andate.

Cercatemi, dietro ogni albero, sotto ogni pietra.

Io sarò il volo di una rondine, sarò il primo raggio di sole che al mattino svanisce dopo pochi istanti;

sarò l’ombra di una nuvola che corre libera per i monti e le verdi valli

sarò uno dei profumi della primavera e l’onda che si ritrae, carezzevole, sulla spiaggia.

E sarò bimbo nelle braccia del Padre

e guerriero coraggioso accanto ad Esso

vivrò nel silenzio per lasciare che i canti d’Amore e di Gloria danzino per sempre intorno e sopra me

e DedicarGli la mia esistenza

e spegnermi insieme alla spada fiammeggiante che è custodita  nel mio petto, nel Suo nome

rimanere nel riverbero della Giustizia, nella felicità dei figli dell’uomo ed in un sorriso

il tuo.

Angel

 

c’era una volta un bambino
camminava lungo un selciato, giocando con un ramoscello di legno
camminava con il nasino in su e disegnava sulle forme delle nuvole, le forme dei suoi sogni

quel bambino è cresciuto, ed ora il suo viso è rivolto ai pensieri, leggeri e morbidi come quelle nuvole lontane nel tempo, e con il dito ripercorre i lineamenti di una donna che non avrà mai, che non lo avrà mai

giusto il tempo di vederla svanire, come se mai fosse esistita, smossa e portata via dalla brezza di un autunno strano
inusuale nei colori, malato, quasi blasfemo negli umori
il sapore fielico mi ricorda che io appartengo ad un altro mondo, ed il sorriso sboccia mentre l’ultima lacrima solca fiera il viso, sicura che mai nessuno la vedrà abbandonare per sempre i miei occhi innocenti e feriti
rimembranza stanca di quelle perle verdi, spancate di gioiosa meraviglia verso un cielo infinito e blu
e già, mi par di sentire i miei passi piccoli su quel selciato, quel senso di bruciore sulle ginocchiette sbucciate

come vorrei tornare indietro, scordarmi ciò che ho imparato su questo mondo, tornare nel mio, fatto di spensierata innocenza, quando ancora non sapevo, di essere l’ultimo della specie.

Tremano i miei polsi, mentre, seduto da solo in un angolo, le mani toccano i monconi nella schiena, quasi incredule se non fosse per l’espressione di dolore e di tristezza che piega il mio volto
li toccano, ne assaporano le forme con paziente calma, sfiorandoli appena poichè dolgono come il primissimo istante quando persi le ali..

Angel

Vedo le nubi passare alte, grandi, sopra la mia testa E la loro ombra correre giocando, seguita dal ventoE nell’aria una musica triste, eco della mia animaSvanire in piccole scintille silenzioseCome temesse di dar fastidio, d’interrompere un idillioQuel velo trasparente eppur leggero, denso eppur impalpabileCon cui ho protetto il tuo pensiero, dal freddo della vitaDal senso di ingiustizia, dalla macchia che tutto imbrattaL’ho tenuto tra le mani, al di sopra del mio visoPrima ancora del mio respiro, ho salvato il vagito di una stellaUn colore blu, è colato dai cieli sino a spegnere i miei occhiCosi stanchi, in un gesto d’amore e pietàE man mano che il colore guadagnava sulla pelleEssa si riscoprì in un crepitio muto, pietraDella mia ombra faccio ora riposo per i viaggiatoriDella mia leggenda cibo per le labbra sognanti degli innamoratiAncor oggi la mia anima sente quella musica Facendone intimamente parte, per sempreEd ancor oggi si riscopre a giocare, finalmente liberaInseguendo leggera, quello stesso vento, quelle stesse nuvole…

Sospiro

Lo sguardo vacuo nasconde interi universi di lacrime mai donate, mondi immensi e sterminati in cui volano poesie che nessuno mai leggerà

In quelle terre, tra ghiacciai eterni e fuochi inesauribili, perse riposano le mie ali.

Ed un passo segue l’altro, meccanicamente, obbedendo ciecamente alla legge della vita nell’alternarsi ritmico e costante dei pesi.

Chi può vedere oltre?
Chi può udire la tumultuosa massa senza voce implorare, nel suo pianto disperato e singhiozzante, i cieli?

Mi manca l’aria fresca sul viso, la sensazione della vertigine assoluta mentre cado dentro un sorriso che mi spinge, con morbida violenza, ancor più in alto

Invece sento il respiro defluire dai miei polmoni, invano cerco di trattenerlo tra le dita, mentre esso si disperde, per sempre, innanzi ai miei occhi innocenti e spalancati d’orrore..

Angel

Il bus è puntuale come sempre, come un amico che, al mattino, fa capolino tra le macchine con quella grossa mole lenta di un padre avanti negli anni, pur ricco di quel senso di protezione che ci rende un pò piccini. Salgo. Tante vite, prese e perse nei loro pensieri, chi seduto e chi saldamente ancorato alle maniglie di sostegno. Certe mattine mi par quasi di ’sentire’ i loro pensieri, di leggere sui loro volti le angosce, le gioie, a volte fredda indifferenza, come se fossero manichini inanimati posti sul bus loro malgrado, quasi costretti a respirare…

A volte, mentre leggo sui visi e sui respiri, il loro sguardo si sovrappone al mio, come il fascio di una torcia, inaspettata, colpirebbe un ladro con le mani ancora immerse nei gioielli di casa..
Ed è imbarazzante, il calore che ondeggia in me lo testimonia;
è imbarazzante perchè temo ’sappiano’ cosa io faccia, scrutando il movimento degli occhi, delle pieghe del viso, il ritmico battito della loro cassa toracica, che mi scandisce il tempo e sovente è più loquace delle parole o dell’espressione stessa del viso..
Mentre i palazzi scorrono con lento incedere, penso a lei e cerco in me il perchè di un onda alta e fiera al mattino.. possa divenire placida risacca al calar del sole, quasi a perdere memoria di se, come ritirandosi ferita, colpita da un nemico invisibile, si, pensare a lei mi fa ricordare il mare di sera, il profumo dell’aria carico di vita, e con esso la sabbia amica, morbida e sfuggente tra le mie dita, che dona quella sottile ed effimera illusione, di poterla trattenere… ma quando tutta è, oramai, caduta, ecco che la mia mano cerca, affonda ancora alla sua ricerca ed ancora ritorna piena..
Un bambino piange, ancora una volta son arrivato a destinazione. Le porte del bus si aprono lente e macchinose compe per prepararti, per gradi, alla nuova giornata.
Oggi mentre le mie mani danzeranno sulla tastiera, sentirò la sabbia rimastami tra le dita, così come il suono vellutato della risacca che mi richiama ad un sogno, che forse non esiste, non è mai esistito se non in una mattina, mentre andavo a lavoro.

Angel

Anima Mia

Un violino in lontananza canta
intorno il deserto accoglie su di se la notte
come una fiamma nel vento si agita, spargendo il suo calore e liberandolo per sempre
poesia e musica svaniscono per l’aree, lasciando scintille di magìa

Quel piccolo violino, in solitudine, canta
immerso in un mondo di silenzio
scopre nuove vette, tra baroccheggianti ed incalzanti rincorrersi di note
una ritmica ostinazione incapace di contenersi

E’ come una fonte d’amore nata per donarsi
Egli si apre al mondo
ma il mondo non ha mani per accoglierlo
non ha orecchie per apprezzarne la meraviglia

Se il piccolo violino potesse
in cuor suo certamente sorriderebbe
della gioia e della sua natura
perchè è nel canto il suo destino, la sua vita.

In Lontananza, in questa notte, un violino canta..

}Angel{

My Soul

Ha lasciato un pò del suo sospiro sull’anima pia bambina

 

e come polvere di felicità inebria l’aria di questa mia mattina

 

Vere nuziali rintoccano con boria funesta e divina

 

Ch’annunziano fatali la vittoria presta e vicina

 

Del cor mio il guardiano s’ode tardo il ruggito lontano

 

Sospiri iniziano dal prode azzardo, il cui vagito loro screditano

 

Vampiri dei sentimenti, cupi e restii, indolenti siedono e ridono

 

al dito apparenti argenti, muti e mesti, con argomenti colgono,

 

martellando disordinati ed acuti, nel danzar degli accenti

 

Musica che è amore e vita, musa infedele della mia dipartita

 

Blando il timore esercita, astrusa e crudele nei suoi passi lenti

 

che di questo mio sono meno irreali, sollevato nel peso dalle ali

 

Cosi m’appresto e barcameno tra i miei fiori, sospeso nei cadenti petali

 

ognuno di essi è un ricordo che s’assopisce, mentre nella mia mano piano appassisce

 

con uno schiocco sordo, lieve al tatto

 

balocco balordo, io, schiavo del fato.

Ho visto

Una fenice morire sotto gli stenti di un pugnale di ghiaccio eterno, piantato alle sue spalle

 

Ho visto

il fango insudiciare le candide vesti da sposa, tessute con fili di speranza

 

ho visto

un bimbo chiedere la carità con le manine giunte, mentre un mostro senza volto e senza cuore gli lasciava cadere, ridendo, la sua sudicia saliva

 

ho visto

il povero preso a calci, per la strada, come fosse spazzatura inutile, incapace di rialzarsi

 

ho visto

l’ultima fiamma di vita negli occhi di un anziano morente, agitarsi nel vento della sua paura, sino a spegnersi

 

ho visto

le cicatrici, sul corpo di un esserino innocente, martoriato da chi gli ha donato la vita ed il dolore, da chi avrebbe dovuto proteggerlo

 

ho visto

una madre disperarsi, urlare, piangere senza lacrime e voce, perchè non più madre

 

ho visto tutti gli angeli della mia vita piangere

e mi son unito al loro coro

 

ed in esso mi son ritrovato ancor più solo

 

ho toccato vette sconosciute agli altri uomini

ora distrutte dal dolore e dal senso di ingiustizia

 

ho visto, quante cose ho visto…

ho visto nascere il giorno tenendo tra le braccia il mio amore

per poi vederli andare via la sera, insieme, come un ombra che si confonde nel buio

 

ho visto la follia dell’uomo, fratello che uccide fratello

la mente senza l’anima

il sesso senza l’amore

la vita senza speranza

 

quante cose ho visto

e non avrei voluto vedere

 

no, non è tempo di poesia, questo

nè di nobiltà

di assonanti rimtici e martellanti ghirigori barocchi

non ci son drappi e merletti

è un illusione in una mente ferita

son le lacrime dell’anima che scivolano lungo la penna

divenendo inchiostro e parole

 

ed ho visto persone pure, offrire il loro cuore, tentennanti e piene di speranza,

prima di venire offerte come sacrificio al demone della superficialità e della meschinità

 

troppe cose, han visto i miei occhi, condannati a non potersi chiudere sino all’ultimo respiro…

Io, davanti al baratro più grande che abbia mai visto

nubi all’orizzonte chiudono lo sguardo del sole che fiammeggiando, si spegne nella notte

non un parola lascia le mie labbra, in cerca di fortuna o di aiuto

mentre la brezza mi spettina

il viso è inespressivo, lo sguardo sereno

dentro me crollano mondi ed universi, intere civiltà

posso sentire il rumore dei muri che franano, dei monti che cedono, rovinando sulle valli

posso sentire il silenzio assordante, che si posa sopra il mio cuore

ora guardo il baratro ed allargo le braccia

non si vede il fondo, talmente è profondo

ma non ho alcuna paura

sento dietro di me delle voci

è il suono delle persone che mi son state vicine, è la musica dell’amore, diverso, e profondo per ognuna di esse

io so che questa melodia non smetterà mai di riecheggiare in me, nemmeno quando le tenebre invaderanno ogni angolo del mio corpo

fan parte della mia anima

cosi un angolo della bocca si piega appena in un sorriso ed alzo il viso al cielo, con le braccia spalancate, dedico tutto questo a te Padre, ho perso le ali ma non perderò mai l’amore per Te

chiudo gli occhi, prendo fiato e spicco un volo che non decolla

i monconi alla schiena si muovono in un sussulto, prima di iniziare a cadere

sempre più veloce

sempre più veloce

e mentre precipito brandelli della mia pelle si staccano, trascinati dall’aria

son i ricordi della mia vita che mi abbandonano, mentre il respiro si fa lieve, impercettibile

il buio mi avvolge e non ho più la sensazione di precipitare

i sensi, intorpiditi, si addormentano in un sonno muto, assoluto

ed io non son più io

non lo sarò mai più

sarò nelle parole e nei pensieri

di chi ha accolto nel suo cuore anche il più piccolo dei semi che ho donato

sarò nel vento del nord, che soffia puro

sarò l’acqua che scorre innocente e pulita lungo il fiume

donando vita ad animali ed alberi senza niente chiedere in cambio

sarò il mare che si infrange sugli scogli d’inverno

e che custodisce nelle sue profondità segreti e bellezze inenarrabili

e sarò una carezza sul tuo cuore, quando sarai triste, amore mio.

..Disvela, ora, morbidamente, la luce

Vedo i giorni susseguirsi, ritmati dal tuo sguardo

E quando lo posi altrove, è il vento a cogliermi

Volteggiando son foglia d’autunno che brucia ed incendia il deserto intorno a me..

Steso sulla spiaggia cerco tra le nuvole il tuo volto, del mondo non m’importa, io son tra quelle nuvole, animato e sorretto dalla meraviglia che sei venuta ad instillare con delicatezza.

Proprio quei semi han prodotto radici, nutrendosi del dolore son soppravissuti alla notte, han raggiunto la mia anima ed infine fioriti in queste ali.

Son qui, e ti cerco.

Ricordo la sensazione del vento sul viso, l’emozione di spalancar le ali e lasciarmi guidare dalla Sua Mano e dall’istinto.

Son ancor li disteso, ma son anche qui, che cerco di guadagnare altezza su altezza, nel vano tentativo di raggiungerti

Son fermo, distante

Ma un sussulto, e già volo

Vedo vite, alternarsi, vedo amori, nascere ed appassire, vedo persone voltarsi le spalle, vedo, dall’alto, tutto questo

Ed ogni volta che ho visto, una ferita si è prodotta sul mio corpo .

 

All’orizzonte sorge il sole, con gentilezza mi abbaglia e scalda, tal che per un istante mi fermo ed allargo le braccia, per accoglierne il radioso calore e riconoscerlo simile al mio….

….Era il tuo sguardo.

 

Imponente, delicato, forte, incerto

In un solo istante ha cancellato tutti i cieli dentro ed intorno me

In quell’unico, singolo istante, non è esistito nient’altro ed io son stato proiettato oltre le altezze di cui ero a conoscenza

Ha riempito traboccante ogni cellula, ogni emozione, tal che ho avuto timore di non riuscire a sostenere tanta delicatezza

Si, ho avuto timore di cadere e per questo ti ho chiesto di volgerlo altrove

ma sei ritornata, ancora ed ancora, principessa delle fiabe

ed ora son ancora li, disteso su quella spiaggia a cercare il tuo viso tra le nuvole ed aspettarti

stavolta con un sorriso sincero e caldo sulle labbra

Angel

 

Spazi aperti

Spazi aperti, tagliati da correnti fredde

Giocano con la mia pelle, mescolano i pensieri


Dentro tremo, sotto il peso delle mie storie maledette

Abbarbicato alla schiena morde la nuca, il mio ieri


Che di pensiero e quiete precede nella catena

E di natura pinge con malfidata falsità la sua opera


Un occhio vede oltre l’ostacolo, l’altro geme nella pena

Come il travaglio natale non v’è tempo ch’altro s’adopera


Una lancetta stagliata sul nulla, greve ne è della mia anima

Che vorrei si strapparla d’un attimo, come una veste logora


E coi piedi nudi e le mani ferite vincere il monte e superarne la cima

Per veder crescere sulla schiena le ali e scoprirmi figlio del creato


Allargar a tal punto le braccia da stringere ogni creatura dell’Infinito

E perdere coscienza di me, come Egli chiede dal giorno in cui son nato


Un volo sconosciuto all’uomo, stellato di ferite, a me non è più ardito

Bendice il pungere senza pietà dell’essere senza testa, schiavo del fato


Ma dentro una luce brilla potente, io non son nato per perire invano

A lui dedico ogni moto ed ogni energia latente


Che il Figlio è il seme, e nel Seme il Padre cela la sua benedetta Mano

Come una meraviglia che si rinnova morente

 

La vittoria, la Croce, il monte e l’ultimo gradino

Mentre m’avvicino indugio e chiudo gli occhi

 

Cosi la sera vien notte e dalla notte sboccia il mattino

Con le sue nebbie morbide e fresche che danzano alle finestre


Accade che d’un balzo son altroquando quel che sono non ero

E la visione si estende come in primavera il profumo di ginestre


Raggiungendo ogni angolo di un universo divenuto a misura

Tal che io ora son Esso ed Esso mi colma lungo i miei limiti


Ora son niente e son tutto, solo il sentimento sopravvive e perdura

Perchè esso è divino ed immortale, producendosi in echi infiniti


Diretti in ogni direzione, ora fior di rosa ora viva radiazione

Il segreto della vita è disvelato, ora so perché sono nato


 

 

Questa è l’antica cantilena di un uomo che muore

Che indegno mi trova a vestirne il cantore

Questa è la chiave del segreto Eterno

E del dicotomico scibile alterno

Ch’a voi mortali non è data conoscenza

Se non qualità e profumo in poesia e scienza.

 

un momento

Del mar impetuoso la traccia s’è persa

che spenta la vista si lascia ed annaspa
un battito d’ala contro la sorte avversa

di meraviglia e d’incanto d’un tratto sommersa

Sento di perdere qualcosa di me stesso

cola lento il trucco sul volto del clown, scivola tracciando vive tracce variopinte, illusione di gioia e vita, creano un segno astratto, irrigidendosi in una morsa

ed il sorriso sboccia, rivelando del frutto la polpa, sensibile e pulsante, esposta

come sboccia si esaurisce, avvizzendo su se stesso

ora il clown è davanti allo specchio e i guarda, sino a che le ombre non diventano lunghe e distanti quasi a tentar di afferrare per i capelli, il giorno che fugge..

qualcuno è uscito, ed ha lasciato la porta socchiusa, posso sentire la brezza fredda tagliar la mia pelle, cosi in profondità da ferire anche l’anima

ma non è sangue, quello che esce dalle ferite, ma lunghe variopinte tracce d’un colore che mi abbandona.

Fermo

Alzo la destra.

e son dentro.

Il buio della notte, caldo e denso, soffiava con il vento rincorrendosi e nascondendosi alla mia coscienza.

Una vecchia passava di li, stanca, tremavano le sue gambe.

Negli occhi, sulla pelle , mille dolori, mille storie e forse più, lacrime, amare, salate, han scavato nella sua resistenza come fiumi che, lentamente, portan via il ciottolame inutile, sino alla foce del mare.

Mi ha sorriso, genuina e provata, per poi tornare alla sua espressione natale, quel misto di tristezza e malinconia di chi vorrebbe spegnersi, magari nel vento di questa strana notte.

Si è avvicinata a me, mentre io rimanevo stranamente silente. come ipnoticamente stupito dal suo carisma, rispettoso del suo esser prossima alla fine. aveva il fascino, la forza e la bellezza di un tramonto.

Cosa puoi dire in questi momenti, se non aprire il cuore e tacere. niente altro rimane.

Mi ha preso la mano tra le sue, e tremavano.. raggrinzite, consumate come frutti avvizziti al sole. E nel suo tocco ho sentito me, ho tremato all’unisono spalancando gli occhi, cercando ora i suoi, acquosi e distanti, ma caldi e sereni, era il mio modo per chiedere ‘perché’

lei capì, perché sorrise ancora, come se annuisse a qualcuno troppo piccolo per abbracciar la giusta risposta, era un sorriso materno, di protezione.

Lei, cosi piccola e curva, ai miei occhi ora un gigante capace di sovrastare l’orizzonte, di prendere il mio mondo per metterlo al sicuro, sul suo petto.

Fu cosi che mi salutò, prima di spegnersi, la mia anima.

In questa notte, dimenticata dal tempo, ho evocato i miei fantasmi, ognuno di essi reclama la mia vita.. o il mio patire..

Li vedo spuntare, chi dietro un albero, chi da sotto una roccia, non son capaci di alcuna emozione mentre s’incamminano curvi verso me.

L’ultima delle battaglie ha inizio, agito la mia spada fiammeggiante al cielo e mi lancio come una furia contro le nere figure che, pur d’aspetto etereo, percepisco costituire un grave pericolo.

Cercano di toccarmi, per infettarmi con il loro veleno, ma la spada fende l’aria e ne è più veloce.

A decine cadono al suolo, per poi scomparire quasi se non fossero mai esistite.

Nella mente come un improvvisa fiammata esplode la speranza della vittoria, ma l’eco dell’emozione si spegne miseramente nella gola;

alle mie spalle egli infierisce il colpo, con cotanta violenza da sfondar facilmente schiena e cassa toracica, la mano fredda che vedo spuntar dal mio petto tiene in una morsa di ghiaccio il cuore.

Lentamente gli occhi si chiudono e mentre perdo ogni percezione, la vita scivola dal corpo quasi fosse un drappo inutile, un appendice senza scopo o alcun senso.

Ed inizio a cadere dentro il mio io.

Vedo delle persone.. mi somigliano.. ma non sono me.

Una suona una chitarra, mentre osserva il tramonto, più d’una lacrima ne solca fiera il viso.

Una indossa dei guantoni, nessuna lacrima dai suoi occhi, ma è la sua anima a piangere.

Un altra intorpidisce e strapazza le menti vicine, con intelligenza ed abilità , ma in verità il suo motore è la solitudine.

L’ultima sta li, ascolta la musica con le cuffie e mille emozioni soffiano senza controllo nel suo cuore, è chinata a scrivere su questo foglio e porta un enorme cicatrice nel petto e sulla schiena.

Il tuo angelo

pace.

pace.

pace.

Non chiedo altro, immerso in questa tempesta che solo poc’anzi reclamava la mia anima, m’accorgo che è ancora la mia casa..

Ed in me vi è ancora più amore, amore senza nome, amore potente, amore allo stato più puro.

E’ la spada che mi nasce in petto, crepita e fiammeggia, ogni lingua di fuoco è una ferita, in quel mondo, con dolore, la strappo dal mio petto.

Son completo.

Io sono assolutamente il mio mondo e chi non comprende questo, non può amarmi.

né può essere amata, senza spiegazioni a banalizzarne le linee, come terra che imbratta il più puro e geometrico dei gioielli, è l’assoluto.

A volte esistono, insieme, il bianco ed il nero, la vita e la morte, l’amore e la falsità .

Il tuo angelo

E’ dolce il mio chiudere gli occhi, vi è un gesto di infinito amore.

Ma il vento freddo del nord porta nubi cariche di solitudine, interi oceani di meschinità , io che lotto contro, ogni istante, vedo lontane torri lanciate come fenici di fuoco contro il cielo.

Dentro nasce il sapore dolce e metallico dell’ipocondriaca lotta eterna , come mille aghi assassini che si conficcano nelle mie pupille spalancate, ma è troppo tardi, il mio ultimo organo visivo è nato.

colpito dalla pioggia un sorriso fiorisce sul mio viso, grottescamente deformato dal sangue che cala dagli occhi…

Le acque lottano per inghiottirmi, ma possono solo urlare con la nera e cupa voce, le loro lente e gigantesche onde s’infrangono con la loro densa massa contro me.

I fulmini mi sfiorano ma non osano toccarmi, in essi io sono nato.

Io sono il signore delle mie terre, sono il ventre stesso che darà alla luce il mio destino, il seno che lo sfamerà , sono il guardiano alato del mio cielo, sono la bestia che nelle viscere della terra segue instancabile i suoi nemici.

In gloria all’amore, nel trionfo del mio cuore riprendo possesso della vita, delle notti che donerò e di queste che ora tengo per me, come semi sparsi per l’infinito, essi portano un messaggio di pace, luce vincente lanciata a velocità incoscienti.

E’ bellezza che brilla dentro questo corpo mostruoso, è la bellezza che ne avrà ragione, che produrrà la metamorfosi… come una farfalla che si libera del bozzolo, ormai inutile fardello.

Sono alla fine di questa strada, ognuno porta con un braccio la sua voce e con l’altro una fulgida e preziosa gemma di speranza, immersi nella Sua luce, possiamo scoprirci leggeri in volo.

Il tuo angelo.

I pensieri son foglie secche,

trascinati via da questa pazzia d’autunno,

scompaiono portando con se l’agonia del vivere.

Quando tutto ciò che hai di fronte è il vuoto,

ed il nulla riempie un futuro che non vedi,

quando anche la fatica del respiro ci sovrasta e desideri solo chiudere gli occhi per divenire brezza tra i rami…

E’ allora che sarai solo, le parole d’aiuto sono gocce di pioggia che scivolano sulla tua pelle sino a giungere a terra per perdersi in un mare lontano da te mille e mille vite.

In verità io ti dico che tu sai…

sai trovare ciò che può riempire quel vuoto e non domani, né oggi,

ma adesso.

Perché è falsamente dolce cullarsi nell’abbandono quando non c’è un prato fiorito ed il tuo amore a sorreggerti,

quando il vuoto che odi, lo cerchi ed il dolore inghiotte le ultime briciole di razionalità .

Lotta dunque, e lotta con tutte le tue forze, anche se non sai il perché, se senti che quello che ti sta accadendo non è giusto, lotta…

solo dopo potrai capire, che quello che vedevi vuoto era in realtà un cielo pieno di vita.

Il tuo angelo.

fuscello tra le onde, non devo preoccupami del letto che lasciai, di quel fresco profumo di biancheria appena lavata, del fresco del cotone, mentre sotto le lenzuola mi rannicchiavo in cerca di un calore pur vano.

le corse infinite, senza tempo né pensieri, inseguendo una farfalla, sento ancora il cigolare ritmico della ruota della mia bicicletta, era come un amico, mi accompagnava ovunque andassi, ed in salita rallentava, quasi invitarmi con una carezza a tenere duro.

Ho avuto paura di perdermi, molte volte.. quella paura che senti crescere come una nausea che ti invade le narici e ti fa girar la testa, vorrei poter dire di esserne sopravvissuto, ma temo di aver perso davvero, molte volte, interi oceani di me stesso..

e quando il sonno m’ha colpo, all’improvviso, placido e lento, ho potuto specchiarmi, e volermi bene, ho potuto ascoltare la voce del bosco giungere distinta e minacciosa, come solitamente usa essere in questa stagione

mi spinge un respiro che non è il mio, lascio che l’acqua mi scorra e, mentre accade, guardo il cielo e m’accorgo di non essere più li, m’accorgo d’essere nel riverbero del fiume ed oltre la nuvola più alta

La soluzione, il mio mare finalmente, capire che io non sono, che sono il riflesso di altro, ed altro il riflesso di me, come un ticchettio infinito ritmato secondo il cuore della vita, infiniti echi in cui esistere, ombra tra le ombre, un singolo raggio di sole tra i miliardi e miliardi di un tramonto, che nasce e muore del suo amore

Io sono Suo figlio, ed a Lui torno, trascinato dalle mie lacrime, nel trionfo dei miei sorrisi, la goccia cessa di esistere, o forse torna ad un esistenza più elevata, celata dal mistero più profondo, mentre cala il buio, io ne sento il calore…

lasciar le dita scorrere.. abbandonarsi come un tempo, senza obbiettivi, senza un idea, alle ali del vento

mi manchi angelo, mi mancano i tuoi voli in questo posto cosi lontano da ogni cosa e persona, son solo con me stesso e son felice di questo, come un feto primordiale;

chiuso dalle distanze, protetto dal buio caldo e soffice:
lo sento sulla mia pelle, scivola lento e denso sin dentro la bocca, i miei polmoni ne sono colmi, in questo momento lo respiro ed in parte sono esso
tengo gli occhi chiusi per non ferirlo con la mia luce, ancora il mio riposo dura, in questo posto senza tempo.

Nel silenzio del mondo, crolla il nulla e le mie visioni son pigramente disturbate dal battito regolare e continuo del cuore.

Un fiore nasce e morendo lascia cadere un seme sterile, ma il miracolo si ripete incessantemente:

guardalo, non vedi che il ciclo della vita non è che il respiro di un essere vivente superiore?

E’ cosi chiaro, e cosi bello che mi commuovo profondamente, qui da questo posto senza luce io posso percepirlo distintamente..

Sono suo figlio prediletto ed in me ha instillato un dono, mi protegge, nonostante io sia nulla in me, mi carezza e mi sorride da quel tramonto, cosi forte e caldo

Ho aspettato che spuntassero le ali, per capire di averle forse avute e perse per il semplice motivo che è l’ordine naturale delle cose, che devo aprire la mente e rendere ciò che era un obbiettivo ed un sogno, un insegnamento che mi rimetta in piedi

e se i piedi sanguineranno, benedirò la strada che calpesterò, nel suo Nome, cercherò di farlo a braccia aperte, con il sorriso sul volto

Spengo la realtà come se fosse l’ultima stella di un cielo pesante, tutto cessa di avere un significato e le parole scorrono, i colori scorrono, i profumi ed i suoni, scorrono, dentro me, come colombe bianche liberate nella notte

La dispersione non è morte, è una qualità del senso dell’esistenza;

attraverso, scrivendo, stati di coscienza precedenti, lo faccio in uno stupido blog dove le persone cercano poesia e sogni fuori da loro, anche questo fa parte di tutto, di me, la mia parte autocelebrativa che avvizzita si stacca come un appendice che ha terminato il suo compito

Ora gioco con i significati sfiorandone le corde ne costruisco disegni bizzarri, ma che riconosco miei, dissolvendosi svaniscono in musica che mi avvolge, mi agita con affetto

E’ qualcosa che non potrò mai dividere con nessuno.

qui, in questo posto lontano centomila milioni di emozioni, il buio amico mi avvolge e la mia mente, agitandosi come una fiammella, si spegne.

Di me, del Blog

Sindrome da ultimo della specie, voglia di essere speciale, quando finisce e quando inizia il credere di esserlo?

Continua la ricerca di Lei, sfogliando vite e destini, questo ha davvero il senso che credo o è un sospiro che si chiude su se stesso?

E’ cosi importante porsi queste domande, e se queste fanno crescere, è cosi importante crescere?

non so

leggo ciò che scrivo e cerco una risposta, ma in realtà mi perdo in mille sensazioni che ho fermato con la penna, schiavo dei miei fantasmi, respiro i miei sogni

Stanotte mi son soffermato a lungo sulle spiagge della mia terra,

la luna timida rifletteva sul mare un esplosione di scintille dorate mentre la brezza marina, instancabile, giocava con i miei capelli, il profumo tipico delle onde che muoiono scavava sentieri sconosciuti nella mia coscienza;

cosi ho chiuso gli occhi e mi son adagiato sulla sabbia amica.

Non vi so dire quanto tempo son rimasto nell’estasi della regressione, ricordo viva la sensazione di una caduta all’indietro, senza fine;

in quei momenti ho toccato la mia anima, e tutto il mio essere ha tremato profondamente.

E’ stato come implodere sotto il peso stesso delle mie percezioni, un mondo colmo di freddo e di caldo che crolla d’amore.

Un’emozione traboccante di dolcezza scaldava, al loro riaprirsi, i miei occhi luminosi e, come una stella nascente, ho sentito il cuore dilatarsi senza più freni verso l’Essere Cosmico.

Angel

Il mio mattino.

E’ strano come le nebbie dei miei mattini conservino, nel loro danzare leggere, la magia caratteristica dei tramonti.

Forse esse sono il respiro della natura che si dissolve per diventare rugiada.

Eppur è materno il loro toccarmi la pelle, bagnarmi i capelli, correre nei miei polmoni, avvolgermi in un abbraccio libero.

Si, certi mattini vedo nascere il sole come una fenice che, con un canto di vittoria, sorge gloriosa nel trionfo dei suoi fuochi.

Ed è emozionante vedere i suoi raggi colpire le tenebre.. ed averne ragione, mentre i monti piangono morbidi colori pastello lungo le valli ancor assopite.

In certi momenti entro in una nuova prospettiva e sento di essere il figlio di tanto immenso splendore, cosi lascio che l’anima sublimi tramite il cuore, correndo con le emozioni verso l’infinito.

Angel

Non è affatto raro veder le persone appassire, strangolate dalla quotidianità , oppure uccidere l’essere bambino che teneva nella sua piccola mano la sottile fiamma del segreto ultimo.

Non è forse il Signore stesso che ci ha ammoniti rivelandoci:

“In verità vi dico, i bambini sono i più vicini al mio cuore.”

Allora perché questa società in bianco e nero tanto si danna per colmarlo di infamia, come se amarlo significasse debolezza, quindi morte, quando è proprio il bimbo che siamo, a poterci salvare;

Attraverso i suoi occhi riusciremmo a vedere una bellezza altrimenti proibita, etramite il suo cuore puro potremmo amare di un amore sconfinato, che di nulla si nutre se non di se stesso.

Senza lui siamo solo morti che camminano curvi, allineati in file chiuse, diretti verso mete prive di senso, decise da altri morti che camminano;

e chi si allontana dalla triste processione si vede additato e coperto da mugolii e grugniti di disapprovazione, ma “beati saranno i perseguitati nel nome dell’Amore”.

Essi vedranno i loro passi farsi sempre più leggeri, sino a scoprirsi in volo, ma i morti, che non possono alzar lo sguardo loro, diranno:

“Hanno cessato di esistere perché han lasciato le nostre regole”.

Il mio angelo.

Solitudine è ciò che ti circonda,

ciò che ti penetra e ferisce mentre dormi,

il tuo nutrimento velenoso.

Ma è tutto ciò che possiedo.

E nella tristezza che mi riscopro solo,

quando l’ultimo dei miei baluardi cede;

cede all’egoismo, all’opportunismo.

Si, allora mi ritrovo nel mare immenso d’amarezza,

e proprio il tronco che mi reggeva,

ora rivendica la mia vita.

Angel

Vorrei essere il chitarrista sopito in me,

per cavalcare nei cieli la melodia dei miei pensieri,

o un poeta sbocciare tra le rocce,

donando versi e bellezza come una fontana dona la sua acqua.

Ma mi scopro solo.

Ed non vi è tramonto che non aneli ad essere ammirato,

non nasce frutto dagli alberi che non offra la sua polpa all’affamato..

Io mi sento cosi…

Il frutto incolto di certo marcirà ,

ma sul terreno lascerà i semi,

come una promessa d’amore

che non conosce la paura della fine.

Poi disperdermi come un sospiro nelle braccia della notte,

e leggero riposare sorretto dal vento amico.

Angel

Fu una lunga notte quella che vide la tempesta partorire, tra il crepitio dei lampi, un nuovo essere.

La memoria del mondo piange ancora interi deserti di solitudine.

Ora un falco dallo sguardo triste rende infamia alla propria natura rinunciando a volare e, pur patendo il contatto terreno, anela al cielo vuoto che rivendita la sua naturale paternità ..

Egli sa che quello è il suo destino, ciò che ignora è se veramente quel cielo è vuoto come pare oppure se troverà altri simili a riempire una vita degna di tale nome;

Per ora i suoi occhi devono guarire, solo dopo averrà il doloroso distacco, dopotutto restare significherebbe appassire, e questo non gli è concesso…

Troppa ipocrisia, troppa cattiveria ad insudiciare come catrame le ali, a contagiarne le carni, insinuandosi come veleno in ogni più minuscolo capillare, questo non si può sopportare a lungo, non per me.

non per me.

La cosa più tremenda è dover essere solo la trasfigurazione del mio potenziale, come se il gigante fosse immerso in un profondo letargo, il mio sentore è che sia prossimo al risveglio, ma per coloro che mi vedono e che mi parlano attraverso la mia ombra, sarà come vedere un falco volare, irraggiungibile, alto nel cielo….

Il mio angelo.

Esistono paesaggio sconosciuti, ricordo di momenti mai vissuti.

Ed esistono i colori del buio, rimembranza oscura di un raggio che non c’è più..

Ora.. sento la carne cadere pesante, sconfitta dalla spada che non perdona,

l’unico splendido alito di luce finalmente nasce.

Ed è un calore che mi squarcia il petto, alla ricerca dell’infinito,

io SONO quel fulmine ardente che ho partorito…

E si chiude il cerchio, senza inizio, senza fine,

non vi è né vita, né morte dentro me.


Poiché il braccio che sfiderà le altezze, verrà amputato,

ma quello che giace disteso, meglio sarebbe che non fosse mai cresciuto.


Tu che leggi le mie emozioni e ti domandi,

non distogliere l’attenzione dall’essenziale:

l’amor mio vissuto non puoi confinare nell’ignoranza,

cosi come neppure io posso;

vivi perciò lungo il tuo respiro

e siano per te le giornate fresche e luminose

come il riverbero sulla superficie del fiume,

che libero corre verso il suo destino.


Il mio angelo.

Ci sono momenti in cui il guerriero si sente impotente di fronte alla cattiveria degli uomini, e si scopre a piangere;

E’ strano sentirsi foglia in balia del vento proprio quando desideri essere più forte e tenace, e sentire i tuoi compagni che mormorano:

“In fondo non è cosi valoroso, guardatelo, egli piange come un bimbo.”

Ma anche se un guerriero della Luce conosce il dolore, egli non permette che questo lo consumi dentro, mentre piange impara, medita, prega.

Il vero guerriero della luce non lascerà mai che un pianto duri abbastanza da allontanarlo dalla lotto per i propri sogni.

Angelo.

il tempo che passa, che gran bastardo, prima gioca ambiguamente con Albert, poi viene a dirci che ieri era estate, ed in un attimo è ancora cosi, solo che il calendario segna un numero diverso

e tutti i sorrisi, i pensieri, i pianti, e le volte in cui hai stretto i pugni in tutto questo tempo dove sono?
come se uno spazzino cosmico fosse passato, pigro ed indolente a compiere di malavoglia il suo lavoro
son stati portati via

e rimangono le cicatrici ed i ricordi, sempre più appannati, come vecchie fotografie che lentamente perdono i colori

si, è proprio un gran bastardo, nel nostra melanconico piangerci adddosso per il puro piacere di farlo però dimentichiamo spesso che senza il tempo non esisterebbe nulla di quello che amiamo, escluso per ovvie ragioni Divine, Dio.

un sorriso non potrebbe nascere, il sole levarsi e tramontare, non si potrebbe fare l’amore, non ci sarebbe la musica, non esisterebbe la vita, la stessa struttura spaziotemorale non potrebbe esistere e la realtà non potrebbe ‘essere’

quando ci mettiamo a rimpiangere ed a puntargli i pugni contro, ci rendiamo piccoli esseri umani, e giochiamo, cerchiamo dentro noi stessi una rabbia, una tristezza, che ci faccia sentire vivi, son le ali che ci son state donate per volare
ma senza perderci troppo nei rimpianti inseguendo ciò che è stato e ciò che siamo stati, o saranno ali di cera, Icaro avrebbe da commentare, in proposito.

Angel

No.

Non guardarmi cosi, la tua anima mi spezza il cuore e mille emozioni ormai libere corrono scintillando, intorno a me;

son lacrime, di gioia, di dolore, che il nostro tempo ha partorito…

ti ho gridato contro la mia promessa: il tuo nome sulle labbra mentre l’ultimo respiro mi porterà lontano da qua.

Solo non pensavo che il momento fosse tanto vicino.

Ora ho paura, il mondo come una madre, mi ha visto nascere, mi ha nutrito e scaldato, ora dovrò abbandonarlo per spiccare il mio volo, ma verso dove?

Io, una candela nella tempesta…

Ti prego, no, non guardarmi cosi, meglio che volga altrove il tuo sguardo, se nient’altro ha da donare se non pena e compassione;

io vorrei invece che si colorasse di quella meraviglia che più di una volta lo ha fatto brillare come un faro, nell’oscurità della tempesta.. non so dove andrò ma, giuro, porterò con me il tuo ricordo, a costo di combattere i mille demoni che incontrerò nel mio viaggio..

E con esso io non sarò solo, sarò un treno nella tempesta;

Ora non ho più paura, già le palpebre pesanti sento chiudersi, ti saluterò dedicandoti l’ultimo pensiero…

Addio

Inferno ed amore, vita che sfuggi donami l’attimo..

vacillo cieco in un mare di aquile cieche, possa dunque il profondo dispiegarsi verso lei.

Di ciò che irreversibile secerne piene ne ho le fatiche, sommerse le maree, ancor il mio cuore pena la strada, di cui l’anima non è certa.

E’ impietoso il suo braccio che cala sulle speranze, come ad uccidere un fantasma passato, perduto nel limbo dei tempi dimenticati.

Odio che soffoca, ira che uccide, son monti all’orizzonte che mai usurperanno ciò che la sua luce avvolge e mai, mai potranno cogliere il trionfo, qua dove l’universo si concentra.

Lei è il connubio tra esistere e non esistere, la mia natura le compenetra, di tale dicotomia il lamento pulsa stridente che solo il sonno perpetuo del mio tempo può metterlo a tacere.

Angel

Mi commuovo profondamente quando i raggi sfavillano

sulle vecchie fattorie stagliate sul pendio del colle,

e di vita colorano le forme che ancor v’indugiano da secoli,

che di questo attuale son meno irreali.

In quella luce strana sento di non essere distante

dalla masse immutabili, i cui limiti son le età .

Angel

Vi è in certe cose antiche,

la traccia d’una vaga essenza, più che forma o peso

un etere tenue, indeterminato

eppur legato alle leggi del tempo e dello spazio..

un lieve e velato segno di continuità

che occhi estranei giammai distingueranno;

serrate dimensioni ove albergano gli anni trascorsi

che soltanto chiavi nascoste possono dischiudere.

Angel

Il tramonto invernale, fiammeggiando aldilà delle guglie e dei comignoli,

quasi staccati da questa ottusa sfera,

apre grandi porte su anni dimenticati

di antichi splendori e desideri divini.

Speranzosi miracoli bruciano in quei ricchi fuochi,

carichi di avventura e tinti di paura.

Una schiera di sfingi si stende verso mura e torri,

che fremono al suono di lire lontane;

E’ la terra dove bellezza significa fiori,

dove ogni ricordo fuori posto ha un origine,

dove il fiume del tempo inizia il suo corso,

lungo il vasto vuoto stellato di ore.

I sogni ci portano vicino, ma un antico sapere ripete:

Il piede umano non ha mai calcato quelle strade. ”

Angel

Non dimenticherò mai il meriggio nel quale, per la prima volta, m’imbattei nella casa della morte.

L’estate era nel pieno del suo fulgore, quando l’alchimia della natura trasmutò il paesaggio silvano in una vivida ed omogenea massa verde, quando i sensi son intorpiditi ed ubriacati dal mare ondeggiante d’erba e di rami, e dagli umori misteriosamente indefinibili di cui son pregne la terra ed i vegetali;

In tale ambiente la mente perde la prospettiva, il tempo diviene una banalità inconsistente e gli echi di un passato perduto martellano ostinati sulla coscienza prigioniera dell’incanto.

Angel

oggi mentre guardavo l’orizzonte da una scogliera, 7 angeli son venuti a me:

 

Il primo, Amore, m’insegnò quanta gioia può contenere un pur piccolo cuore.

 

Arrivò Odio e subito mi aggredì, urlava di saper essere più forte di Amicizia ed Amore.

 

Seguì Gelosia, non parlò, ma il suo sguardo strinse, come un morsa, il mio cuore.

 

il quarto, Amicizia, mi rimase accanto, ma quando mi abbandonò, non fu più lui.

 

Giunse quindi Dolore e mi sconvolse dal profondo, poi, come da lento travaglio…

 

Sbocciò Gioia e tutto fu rinnovato.

 

 

Ed ecco, ora che il giorno va spegnendosi, vedo Morte, il settimo angelo che, incappucciato, viene a baciarmi.

Angelo.

Non passarono più di tre attimi prima che l’immota quietezza della notte sospirasse il suo lento tormento

Sospeso a lungo ho esitato, trascinato dal vuoto dell’anima lungo sentieri che mai hanno visto il mio piede
Ma il dolore è lento e copioso, pare volermi soffocare, non ferire direttamente, forse questa è la sua forza ritrovata.

E’ la battaglia delle battaglie, io solo, contro l’impossibile, circondato da un milione di volte me, questa che affronto contro il nemico invisibile.

Ma giuro non conosco la sorte che mi attende, non conosco il prezzo da pagare….

Oramai neanche uno spiraglio che non nasconda lui,
nemmeno un angolo dove riposarmi TRANQUILLO solo per un attimo;

Ma di attimi si nutre e di attimi adorna la sua vittoria, come un macabro trofeo che aspetta a compimento la mia testa….

E’ un altro colpo inferto quello della poesia più bella che il mio cuore ha generato, e che nessun animo potrà mai deliziare, perduta per sempre nei labirinti impossibili della mia mente….

Oggi io ho perso per sempre qualcosa di me.

In luna il riflesso parea intinger d’argento l’umano fervore
E la marea giocosa scherzava col vento d’un pulito candore

Che il pensier mi parve si distante alla debole resistenza d’intelletto
Come una barca persa e d’orgoglio ostentar al si vuol diletto

Sgrammaticando lo snocciolar perpetuo del bisogno infantile
proferir novella o balocco alla ricerca d’un placido arenile

M’e’ davvero ostile di virtude ottemprar soddisfazione in visio
se lo straboccante eccesso di bellezza oltraggia piangendone sorriso

son lacrime di inaudita purezza quelle che attendono il tuo riflesso
che benedicono l’eterno momento, prima e dopo come adesso stesso

E mi garba assai lo strugger di sublime divino che instilli con velati gesti
si che memoria non abbia a scordar attimi sfuggiti assai caparbi e lesti

Quando per la prima volta l’orecchio mi fu caro, accogliendo la voce
che parea invero di angelica natura, la cui mancanza e’ al tempo dolce ed atroce

appena delicata ed insicura, rimembranza narrata da venti lontani
m’ha rapito in tal modo che m’illudevo di tener nelle mie, le sue mani.

Angel

Miracoli

Il tramonto invernale, fiammeggiando aldilà delle guglie e dei comignoli,
quasi staccati da questa ottusa sfera,
apre grandi porte su anni dimenticati
di antichi splendori e desideri divini.
Speranzosi miracoli bruciano in quei ricchi fuochi,
carichi d`avventura e tinti di paura.
Una schiera di sfingi si stende verso mura e torri,
che fremono al suono di lire lontane;
E’ la terra dove bellezza significa fiori,
dove ogni ricordo fuori posto ha un origine,
dove il fiume del tempo inizia il suo corso,
lungo il vasto vuoto stellato di ore.
I sogni ci portano vicino, ma un antico sapere ripete:
`Il piede umano non ha mai calpestato quelle strade.’

Angel

E una serata come tante questa persa nella contemplazione lenta di te, ti penso come a voler fissare per l’eternità queste emozioni che corrono veloci innanzi al mio cuore rapito..

Ogni momento che passa mi condanna e mi libera all’oblio del sentimento, respiro d’amore che si fa strada in me, spaziando in infiniti echi di meraviglia

Sto li fermo ad osservar il mio respiro, e mi accorgo che esso è sempre piu’ tuo, che la vita stessa che mi muove e mi permea si identifica nel divenire del tempo come tuo dono e concessione, son schiavo del tuo sorriso, vivo cavalcando i tuoi umori, i tuoi pensieri sono miei in me..

Vi è timore in questo, ogni volta che il leone diviene agnello teme per la propria incolumità , ma il miracolo e’ anche il vivere con felicità il rischio, sapendo che il premio puo’ essere migliaia di volte piu’ intenso di qualsiasi dolore.

Credo sia un principio di Amore questo che mi tormenta il petto e l’anima, agitandola come l’ultima delle bandiere nel vento, spogliandola delle barriere e dei paletti piantati dalla delusione lungo il tempo;

E mi meraviglio dell’osare perché chiamo Amore qualcosa che non vedo con distinzione, anche se ne riconosco pienamente il profumo ed è qualcosa di grande, qualcosa di immensamente spettacolare..

Tu donna, meraviglia ultima, custode dell’infinito, pregna di mistero e delicata leggerezza, tu mi stai rendendo tuo nel profondo, lo dico con rassegnato e lieto sospiro, conscio del significato di questo vento caldo che mi carezza quando danzi dispettosa tra i miei pensieri..

E sogno.

Leggera la tua mano si posa sulla mia, percorrendone la lunghezza, scomparendo nella sua protettiva grandezza, ed io la chiudo, come chiudo gli occhi, per sentirti più mia ed assaporare il pregiato sapore di questo momento di cui non vedo limiti, sentir i brividi salire per il braccio devastandomi la schiena stupita ed impreparata…

Piano, la mente sfuma e già mi sento Uno con te, come la marea si muove placida ma inarrestabile, porto la tua mano alle labbra, dapprima sfiorandola e ridendo del delicato solletico che mi procura, te ne accorgi e ridi anche tu con me e proprio in quell’unico istante riapro gli occhi e sprofondo, senza fine ne possibilità di salvezza, nei tuoi..

Questo fiume di fuoco, quest’incendio che tutto brucia nel suo incedere impetuoso, questa magia che scalda ogni cellula di me, ogni fibra di pensiero vien tramutata in emozione, tal che non possa reggere oltre il tuo sguardo, cosi come non possa davvero privarmene, non più e son tuo per l’eternità

Il sogno muta morbidamente, nell’alternarsi di baci roventi e dolci, la tua pelle sulla mia.. i tuoi capelli sul mio viso mentre la luna assiste timida alla passione che si consuma nella voglia di noi, tu in me ed io in te, sinuosi come le due metà di un tutt’uno, separato nella notte dei tempi

Il nostro amore mi ricorda l’avanzare ed il ritirarsi del mare sulla spiaggia, come esso è lento carezzevole e potente, inarrestabile, sento il tuoi sospiri musicare per l’aria liberi, colorandoli di quel piacere che adoro donarti, che è anche mio;

e ti osservo per realizzare che tutto è meravigliosamente vero, le mie mani corrono sul tuo corpo con l’agilità e la sicurezza di quelle di un pianista, solo che la melodia appartiene a te e sei tu che sfiori le mie corde, quando all’improvviso mi sorridi muovendoti appena più veloce..

Sento la tua passione e la mia crescere sino a scoprirsi in volo, un volo che ci vede uniti in una fenice infuocata, mi sfiori il petto, poi ti butti avanti abbracciandomi, senza mai fermarti, il mondo scompare collassando in miliardi di schegge di cristallo che non feriscono, ma brillano di continue esplosioni, abbiamo superato il culmine, mano nella mano, l’uno nell’altro, abbiamo raggiunto e superato il paradiso con un unico balzo, verso qualcosa che non puo’ essere fatto proprio dalla coscienza , solo le tue unghie sulla mia schiena mi tengono ancorato a questo mondo che si strappa in continuazione sino a che morbide nebbie, ad ondate, calano su noi.

‘Rimani tra le mie braccia amore, non lasciarle mai’ ti sussurro con il poco fiato rimastomi, per tutta risposta mi carezzi il viso depositando un dolce bacio sulle mie labbra socchiuse d’appassionato affanno..

sogno d’una vita, una vita per un sogno, ora sei accanto al mio cuore e giuro sulle tenebre profonde della notte che nulla mi impedira’ di seguirti, dovessi morire mille volte, mille volte mi rialzerò per te



Angelo

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